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Murdoch si allea con Microsoft
![]() Lo scontro tra Murdoch e Google si arricchisce di un un nuovo capitolo e un nuovo protagonista, Microsoft. Il colosso di Redmond avrebbe infatti proposto a News Corp, come ad altri editori, di utilizzare il proprio motore di ricerca, Bing, per la ricerca delle informazioni pubblicate sui propri siti, negando l’accesso a Google. Le trattative per l’accordo, che prevede un corrispettivo pagato a News Corp. da parte di Microsoft, sono ancora alle prime battute, ed entrambe le società non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito. Come riportato però dal Wall Street Journal, sono ancora molti gli aspetti economici e strategici da mettere a punto, dal momento che l’eventuale scomparsa delle notizie pubblicate da sito come il Wall Street Journal o il Sun da Google potrebbe ridurre di circa il 20% gli accessi totali, con quanto consegue in termini di mancati introiti pubblicitari. Una perdita solo parzialmente compensata dal possibile accorco economico con Microsoft, dal momento che lo stesso Rupert Murdoch qualche giorno fa aveva candidamente dichiarato come non fosse possibile nemmeno per un colosso delle dimensioni e della capacità finanziaria di Microsoft chiudere operazioni simili con buona parte degli editori. Dettagli economici a parte, ancora tutti da definire, l’ipotesi stessa di accordo ha comunque una valenza strategica molto forte per l’intero settore, in quanto riporta l’attenzione sulla fine di un modello di business a costo zero per i motori di ricerca. Murdoch è infatti stato uno degli editori più attivi nel contestare l’uso da parte di Google, specialmente con il servizio Google News, di notizie prodotte da editori e giornalisti freelance senza dividere poi quanto ricavato dalla pubblicità stessa. Una critica a cui Google aveva risposto, quasi con gesto di sfida, ricordando come fosse possibile per qualunque editore evitare l’accesso del motore di ricerca della società californiana alle proprie pagine web. Il possibile accordo con Microsoft, o meglio il concetto stesso che i fornitori di contenuti debbano essere remunerati dai motori di ricerca per le notizie prodotte, costituisce infatti la fine del modello di business sin qui seguito da Google. Modello sotto altri aspetti ormai nel mirino delle stesse autorità nazionali sotto il profilo fiscale. La presenza globale dei motori di ricerca, che per definizione agiscono su scala globale, pone infatti parecchie questioni non solo in un ambito legale per la legislazione da applicare, ma anche fiscale, dal momento che i codici tributari come quelli fiscali sono ancora pensati per un mondo eminentemente fisici. (riproduzione riservata) Davide Fumagalli
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